venerdì, 11 aprile 2008
08:49

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Brucia Troia-Vinicio Capossela

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Una bella variazione sul tema:  Tragos e affini.

Maschere e Finzione.

 

Foto tratta dall'archivio fotografico del Museo delle Maschere di Mamoiada

 

Eccola viene
Ha quattro braccia e due teste
Quattro gambe e due teste
Ora che lei
Ha quattro occhi e due teste
Ha quattro mani e due teste

Ed eccolo il figlio
Che ti scaccerà
Che ti ucciderà
Che si prenderà
Il tuo posto nel mondo
Come ora si è preso
La carne di lei
Come ora ha rubato
L'amore di lei
Già ti ha rubato
Lo sguardo di lei
Con lui già ti tradisce
Con lui già ti tradisce

L'orrore l'orrore l'orrore
L'orrore l'orrore l'orrore

Barbari della Colchide
I vapori s'alzano nell'ombra

Il cavallo di Troia è ciucco
Come il mio ciuffo
Il cavallo di Troia è ciucco
Come il mio ciuffo
Il cavallo di Troia è ciuffo
Come il mio ciucco
Il cavallo di Troia è ciuffo
Come il mio ciucco

Fai scialo diletto mio delle tue cosce
Fai scialo amante mia delle tue braccia
Il vino scorra a sangue nei crateri
Noi gusteremo il giorno un giorno ancora
Brucia Troia Brucia Troia Troia brucia Troia brucia Brucia Troia Brucia Troia Troia brucia Troia brucia
Come io brucio per te...

Per gli anni tuoi abbracciati nell'assedio
Per i giardini tuoi favi di miele
I denti mordano la terra nera
Noi gusteremo il giorno
Un giorno ancora
Brucia Troia Brucia Troia Troia brucia Troia brucia Brucia Troia Brucia Troia Troia brucia

Quindici uomini, quindici uomini e quaranta teste di porco
Quindici uomini, quindici uomini e quaranta teste di porco
Per gli anni che tu hai preso nell'assedio
Per gli anni tuoi che avanzano nel sole

Sono io il mio Minotauro
Divoro chi arriva fino a me
Sono io il mio Minotauro
Divoro chi arriva fino a me
Sono io il mio Minotauro
Divoro chi arriva fino a me
Chiuso nel mio labirinto
Divoro chi arriva fino a me

Zara degli dei
Zara degli eroi
Zara degli dei
Madre degli eroi
Zara degli dei
Madre degli eroi
Zara degli dei
La terra ti bacia
Brucia Troia Brucia Troia Brucia Troia Brucia Troia Brucia Troia Troia brucia Brucia Troia Troia brucia Brucia Troia Troia brucia Brucia Troia
Come io brucio per te...

sabato, 05 aprile 2008
19:49

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Petula dell'Addebito

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Questa la ninna nanna che mi cantavo un po' di tempo fa.

Questa la ninna nanna che oggi vorrei donare a quella creatura rara e meravigliosa che è Savina Dolores Massa.

Tratta da Grande Sproloquio Spartiacque (2004), la ripropongo.

 

base musicale tratta da Fizzu, su coro - Maria Carta

voce e testo: Rita Bonomo

Lamento in lallallà di sottofondo: Rita Bonomo

 

Vorrei poterti chiedere
 se è vero che mentre
 culli i tuoi fardelli
 disegni bimbi morti nell’aria
 
 
 Cadaverini pecorelle
 ad erigere cieli sotto
 cui si possano piangere
 lutti potenziali immolati
 a senso prensile di mamme arpione
 a spettinarti
 -spellato di piume chioccia
 altare maldicenza la bocca-
 
 
 L’acqua bollente dilaterà i pori
 e lo spoglio sarà docile strappo
 che svestirà ali e cosce
 delle piume superflue
 
 
 Piccola ipocondriaca,
 come ti uccidi l’utero della testa!
 Disconosci eredità, rendendole
 alla genesi d’incubi ricorrenti
 
 
 Ogni cominciamento è spurio e mani giunte
 a interloquire con tuo combusto maledire
 l’appartenenza tua tutta a collare ingiuriato
 eppure
 è filo rosso dell’arte tua tutta
 
 Spergiura!
 Te ne cuci il vello per coprirti delle nudità bambine
 
 Batacchi e campane
 A scandire un’insonnia dormiente
 dimmi
 cos’è che s’appiccica alle ciglia
 a non dormire quando ti costringi gli occhi
 a star fissi in un punto soltanto?
 
 
 
 (contarli tutti
 non sarà d’aiuto
 al sonno)

 

martedì, 05 febbraio 2008
07:59

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Intervallo- La Noia

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Torno prima che posso

forse.

sabato, 12 gennaio 2008
10:26

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Intermezzo: E_pistola del Basta (o della rivelazione).

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 (base musicale: Clint Mansell: Requiem For A Dream-)

 

 

Caro Cruccio,

Nell'eco che dir non so che sterile si tramutano in gelidi e taglienti rami di calaverna i miei silenzi. Tramano un addiaccio di parole da vegliare.  Un sacraio di spine parenti ed un rosario di grani novembrini  i suoi mesti e abdicati addobbi.  Fregi e Festoni di  <<Basta  -PregoVi-  non  mancatemi ancora, non contemplatemi, ancora,  tra gli assenti. Son solo, io, carne da macello per ingordi?>>

Se gli arti si infliggono preghiere di silenzio, ora  -medicamentoso mio compagno di  resa-  è perché, tra le cicatrici, che ancora chiaccherano tutto il freddo che ho in cuore,  supplicano strategie d'indifferenza: ignorarVi Cruccio ridarebbe il giusto peso delle cose ma  -invero- non so farlo.

E' che esistere, volevo,  tra le onniscienze imparentate ai Poeti, ad ogni costo. E tra le bugie (non candele, non ceri ad innalzare altari senza mura e senza Santi),   con cui ho riassettato il mio credo superstite,  lancio -superstite-  il mio impietoso urlo  mossa a compassione per la di me inventata femmina : una proiezione di cui m'adorno cieca gli occhi, una lasca menzogna.

Caro Cruccio, posso dirvelo solo così, senza fronzolo alcuno, con voce spossata,  ché stanca sono di mentirmi tra i meandri inesatti di questa sola vita che avrei certo voluta diversa anch'io.

Ebbene. Ho vestito panni non miei, è vero, come quando, ancora giovane e inesperta -troppo-, mi sbagliavo tra le mie  organze rosa per mettere in atto la Vestizione Madre, la Vestizione Sposa. La mise assurda  e larga -troppo- d'un prototipo innalzato sacro dal mio promesso sposo. Così ora indosso i panni della musa mia, spogliandomi delle mie  vesti mie,  di temi autunnali, perché così si conviene alle mie autunnali e tristi mura,  per mettere in atto la Vestizione d'un'altra menzogna. La mise assurda e larga -troppo- d'un altero tragos che m'appaghi.   Mentre tra le mie mani concave,  ad accogliere l'acqua d'una catinella ispiratirice, piove la Melpòmene mia, con le sue maschere tutte, crudele -come un passato-  e più agguerrita della grandine sull'uva. Piove come un' infezione,  piove senza antidoti.

Sono una donna sciocca, Caro Cruccio, donna inutile, lana grezza da mischiare all'altrui  seta. 
Posso dirvelo solo così.
Ciò non basta a proclamarmi arresa?  Mentre vorrei, credetemi, con la pioggia, farmi acquazzone e  sciogliermi -vorrei- eterna,  in risme d' aria tracotante d'isterie elettriche  ad alimentarmi indomita bagnante, e piangere isterica e tragica. E finalmente autentica.

Ma. Dalle foci lacrimali dei miei poveri occhi presbiti , allevo e genero ancora orchi gretti e muse sporche. Piango sull'urina ancora calda della di lei autrice di me stessa. E lei d'urina traccia le mie membra come fosse suo il territorio da marcare e mi lascia qui, arresa, con un preteso ruggito che solo decorticato consegno al fiele delle mie parole. Colata  di bave scialbe. Sgorgano catinella dal  mio appena appena labbro con cui sussurro appena  il mio <<Basta,  pregoVi, non mancatemi ancora, non contemplatemi ancora tra gli Ingordi. Son solo -io- ingorda carne da macello per ingordi?>>


Vostra Candida Morbosa

 

domenica, 06 gennaio 2008
22:19

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Le Gradite Ospiti: Viola Amarelli

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Su alcuni ovvero Prolegomeni ad accenni euristici per un'ermeneutica dell'Artista

di Viola Amarelli

 

Francisco Goya y Lucientes

Caprichos n° 40 "De que mal morirà"

 

 

 L’intronizzazione (del corpo parola) e;

la sacralità  (del fiotto doloroso il tocco) e;

l’umiltà esibita (a piena voce barocca) e;

il sacrificio altrui (rimirato in controluce,o l’orfana arte, poverella) e;

le serpentine mentali (citazioni tarsie schegge

in bricolage d’oro e smalto manierista) e;

il silenzio mistico (invocato, peraltro impraticato) e;

l’ego espanso( dilatato dilagante dilavato).


Già visto. Già dato. Sba(di)gliato.

La vita è un lavare di calzini

sorridente, bambini dai piedi mai infangati,

oh fortunati, almeno siate felici.