martedì, 30 dicembre 2008
08:46

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un oblò

Archiviato da ritabonomo in: -a- voluble, o- una bugia

Antoni Tapies

Un oblò
per bisbigliare un canto
 bofonchiato
dalle tante attese sbagliate

sbagliate hai detto, hai detto così


Cosa,
(similitudini  gemellate per insufficienza di prove)
una luce fiocata e battuta può dare al mondo?

non è pensabile accudire un suono,
non è ingessato questo spazio di tramestii stonati?
s'è solo scordato d'accendere la luce
sulle alte note di un acuto forzato
perciò vinto, ammaliato da


se mi penso attrito vivo e cascamondo
ai piedi di soffiate tragedie tra soffiate
di tragedie schiuse ad alimentare cori sfalsati


E dall'imbuto del mio mondino tronfio
porto fiori belli e incensi accesi
da sciupare ancora in punta al cuore
a lacrimare ostacoli che non mi sapevo dare

eppure ho dato
e che sia addio dignitoso, almeno


Eppur senz'ali
 fianchi liberi a cavalcare
il frinire stesso dell'aria -eravamo-
siamo -ora- i calzari d'una fionda arresa
un patrimonio d'aste scadute
per un incanto finito troppo presto


Siamo un conto alla rovescia
il cui diritto era predestinato ad altro ingorgo
da innaffiare d'un pianto monco di pianti


Siamo i balbettii di un bambino
mai venuto al mondo
-per cui innocente-
 rei soltanto d'essercelo confessato

sabato, 31 maggio 2008
08:53

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Splash-

Una bugia, raccontata per canti. Nove, come una gravidanza. Vecchia, come un passato.

Dedicata, a una Madre, con la delicatezza di una guarigione.

*********

(fase zero indolore)

Che non ti lascio qui, viva,
a contemplarti gli angoli accoccolati
agli introiti di

quante bugie socchiuse
da vendere all’incanto?

Al terzo fiammifero spento
tutto sarà diluito in acque spesse
a correggere i toni striduli
di gorgheggiare femmineo
ovattandolo

loro
sono più numerose
delle attorcigliate ciglia tue
che si schiudono
strabuzzando gli occhi a non crederci

o ad appurare che sì
sono ipocondrie a contenermi

Nelle malinconie rimesse a nuovo
mentendo
s’ affabulano di loro


Concedimi un patetismo
da riallargare
ho da infilarci tutti i sentimenti buoni
da sciorinare per reinventarmi
bugiarda

( Noia, che baraonda è questa )





I

Fluttuante
esposta ad un infinitesimo
di spazio potenziale
ripristino questa stanza
in cui non sono mai entrata
ribattezzandola
invescata
spaziocellacontorno
e mi cerco
semino germoglio
di tue ambizioni zelanti

Riguardami

Io, tuo piccolo doppio informe, sono




II


Arginami ogni fuga

L’essere difesa
mi è più naturale
di queste trincee lucignolo
di questo lubrificarmi
lo spazio che mi fugge
dagli arti intrisi di barbottina

Trattienimi, mi celo angolata
Eppure ti sono



III

Questo stampo non mi simula
né mi conforta
Il nero mi si raggomitola intorno

Accudiscimi le mura
disinfettale
ripuliscile del frastuono

Oltre la pila di tue ninnananna
io non dormo




IV

Tutto rimbomba fagocitato
zittito e poi ampliato attutito e

In questo infinitesimo di dentro
il dentro è soldato
ad erigere fiere che s’ingozzano
divorate a loro volta
da isterie erette ad alimentarmi indomita

Tutto s’impasta denso
L’udito è tremito
che s’ ingurgita per bocca

Traduci tua auscultazione:
in questo piccolo maremoto
tutto s’ingoia



-
V

E ti sono linfa
Cui attingere
Quando-

Cestino rifiuti amore

E mi sei linfa
Cui attingere
Quando-

Mio bolo
e bolla a tempo d’umori
di cui mi spalmo, soffiando,
l’indole amorfa



VI

Il fiato scalfito a tratti
Singhiozzi
a stemperare battiti
d’inclinazioni chioccia
Svellate, piume sbarbate,
da priorità
che no, non alimentano


E ti sono ronco biascicato
- fagotto lutulento -
a muovere tua borbottata ideazione

Conserva i personaggi
- badagli -
cattura il respiro orco
e fiatami adagio il sogno




VII

Sento che lo sbadigli quel canto
suonato oltresoglia

-buiocicala –

nutrirmi le radici
al quasi tornito
nell’aria che non sono

Sento che si sgomitola
srotolando anditi
il sonno
a frinire di brividi
ambizioni rabdomanti
rimestandomi
nell’acqua che non sono

Mangiami ancora e sbadigliami
nel nonquando ancora al sicuro
mi approdo




VIII

Innesto di fiori carnivori

Credo ti sono
Ghiribizzo blandito, lustrato,
ormeggiato in tua bocca

E mi germoglio
- talea attecchita -
rigettando la luce brandita
spioncino di tua immaginazione

Disilludi tua culla amore
tuo piccolo uomo nero, sono




IX
-
E t’affusoli temperando le dita
affilandomi gambo e criniera
con carezze che non m’ impolpano
né mi ricreano


Nere nere le chiome
guarnite a tratti
da bave di buio che afferrano
efferati gli arti capovolti
di chi vuol restarti

( Olive brune velate gli occhi
sì che non veda, ancora,
il suo naso somigliarmi)

Svernami adagio, masticami,
sputami sottovoce l’antidoto
ad esserti fardello e creatura ingrata

Ti resto e scalzata ti sono
preambolo d’ amaricanti
Coccole e baci





Avremo a tacerci i rimargini

(tratta da Grande Sproloquio Spartiacque- Dicembre 2004)


venerdì, 11 aprile 2008
08:49

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Brucia Troia-Vinicio Capossela

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Una bella variazione sul tema:  Tragos e affini.

Maschere e Finzione.

 

Foto tratta dall'archivio fotografico del Museo delle Maschere di Mamoiada

 

Eccola viene
Ha quattro braccia e due teste
Quattro gambe e due teste
Ora che lei
Ha quattro occhi e due teste
Ha quattro mani e due teste

Ed eccolo il figlio
Che ti scaccerà
Che ti ucciderà
Che si prenderà
Il tuo posto nel mondo
Come ora si è preso
La carne di lei
Come ora ha rubato
L'amore di lei
Già ti ha rubato
Lo sguardo di lei
Con lui già ti tradisce
Con lui già ti tradisce

L'orrore l'orrore l'orrore
L'orrore l'orrore l'orrore

Barbari della Colchide
I vapori s'alzano nell'ombra

Il cavallo di Troia è ciucco
Come il mio ciuffo
Il cavallo di Troia è ciucco
Come il mio ciuffo
Il cavallo di Troia è ciuffo
Come il mio ciucco
Il cavallo di Troia è ciuffo
Come il mio ciucco

Fai scialo diletto mio delle tue cosce
Fai scialo amante mia delle tue braccia
Il vino scorra a sangue nei crateri
Noi gusteremo il giorno un giorno ancora
Brucia Troia Brucia Troia Troia brucia Troia brucia Brucia Troia Brucia Troia Troia brucia Troia brucia
Come io brucio per te...

Per gli anni tuoi abbracciati nell'assedio
Per i giardini tuoi favi di miele
I denti mordano la terra nera
Noi gusteremo il giorno
Un giorno ancora
Brucia Troia Brucia Troia Troia brucia Troia brucia Brucia Troia Brucia Troia Troia brucia

Quindici uomini, quindici uomini e quaranta teste di porco
Quindici uomini, quindici uomini e quaranta teste di porco
Per gli anni che tu hai preso nell'assedio
Per gli anni tuoi che avanzano nel sole

Sono io il mio Minotauro
Divoro chi arriva fino a me
Sono io il mio Minotauro
Divoro chi arriva fino a me
Sono io il mio Minotauro
Divoro chi arriva fino a me
Chiuso nel mio labirinto
Divoro chi arriva fino a me

Zara degli dei
Zara degli eroi
Zara degli dei
Madre degli eroi
Zara degli dei
Madre degli eroi
Zara degli dei
La terra ti bacia
Brucia Troia Brucia Troia Brucia Troia Brucia Troia Brucia Troia Troia brucia Brucia Troia Troia brucia Brucia Troia Troia brucia Brucia Troia
Come io brucio per te...

sabato, 05 aprile 2008
19:49

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Petula dell'Addebito

Archiviato da ritabonomo in: l-comparsate, h-figurine tronfie

Questa la ninna nanna che mi cantavo un po' di tempo fa.

Questa la ninna nanna che oggi vorrei donare a quella creatura rara e meravigliosa che è Savina Dolores Massa.

Tratta da Grande Sproloquio Spartiacque (2004), la ripropongo.

 

base musicale tratta da Fizzu, su coro - Maria Carta

voce e testo: Rita Bonomo

Lamento in lallallà di sottofondo: Rita Bonomo

 

Vorrei poterti chiedere
 se è vero che mentre
 culli i tuoi fardelli
 disegni bimbi morti nell’aria
 
 
 Cadaverini pecorelle
 ad erigere cieli sotto
 cui si possano piangere
 lutti potenziali immolati
 a senso prensile di mamme arpione
 a spettinarti
 -spellato di piume chioccia
 altare maldicenza la bocca-
 
 
 L’acqua bollente dilaterà i pori
 e lo spoglio sarà docile strappo
 che svestirà ali e cosce
 delle piume superflue
 
 
 Piccola ipocondriaca,
 come ti uccidi l’utero della testa!
 Disconosci eredità, rendendole
 alla genesi d’incubi ricorrenti
 
 
 Ogni cominciamento è spurio e mani giunte
 a interloquire con tuo combusto maledire
 l’appartenenza tua tutta a collare ingiuriato
 eppure
 è filo rosso dell’arte tua tutta
 
 Spergiura!
 Te ne cuci il vello per coprirti delle nudità bambine
 
 Batacchi e campane
 A scandire un’insonnia dormiente
 dimmi
 cos’è che s’appiccica alle ciglia
 a non dormire quando ti costringi gli occhi
 a star fissi in un punto soltanto?
 
 
 
 (contarli tutti
 non sarà d’aiuto
 al sonno)

 

martedì, 05 febbraio 2008
07:59

commenti (21)

Intervallo- La Noia

Archiviato da ritabonomo in: m- scomparsate, h-figurine tronfie

 

Torno prima che posso

forse.